La sindrome del perenne piazzato

Se esistesse la sindrome del “PP” o “del Perenne Piazzato”, l’ultima vittima sarebbe Julian Alaphilippe, freschissimo vincitore della Freccia Vallone.

Il giovane francese era reduce da due piazzamenti in cima al Muro di Huy, due secondi posti dietro Alejandro Valverde, arrivati nel 2015 e nel 2016, mentre nel 2017 era stato costretto a desistere a causa di guai fisici. La Freccia era diventata una maledizione, l’obiettivo tanto desiderato quanto irraggiungibile, così irraggiungibile che, una volta sul traguardo, Julian non ha mostrato emozioni ma solo una faccia stravolta e deformata dalla fatica estrema.

E dietro la mancata esultanza c’era un motivo valido: Julian credeva di aver perso anche stavolta.

”Dopo il primo piazzamento ero molto sorpreso, ma dopo il secondo ero frustrato: quel secondo posto era la dimostrazione del fatto che una vittoria fosse alla portata. Vincere così, davanti al Valverde ha un sapore diverso, come se il successo valesse di più.”

”Sul traguardo non sapevo di aver vinto, non me ne ero reso conto. Solo dopo alcuni metri ho visto mio cugino venire verso di me esultando, è stato lui a dirmi che avevo vinto. È stato fantastico.”

”Sapevo di essere l’unico della mia squadra a poter vincere questa corsa, ma la Movistar era fortissima e Valverde aveva tutte le carte in regola per prendersi il sesto successo. Dovevo giocarmi le mie carte al momento giusto e fortunatamente ci sono riuscito. Ora mi godo la vittoria, ma la testa è già alla Liegi…”

 

 

 

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